YANGON (Reuters) - Un flusso di sopravvissuti del ciclone Nargis ha cominciato oggi ad uscire dalle zone più colpite del delta birmano del Irrawaddy in cerca di cibo, acqua e medicine, ma gli operatori umanitari dicono che migliaia di loro rischiano di morire se gli aiuti umanitari non arriveranno in tempo.
I templi buddisti e le scuole che sorgono ai margini del percorso seguito dal ciclone sono stati trasformati in centri di accoglienza improvvisati.
L'agenzia umanitaria delle Nazioni Unite ha detto oggi che, secondo nuove stime, sarebbero tra 1,2 e 1,9 milioni le persone che lottano per sopravvivere ai danni provocati dal ciclone che ha colpito la ex Birmania otto giorni fa.
"Data la gravità della situazione, che comprende mancanza di acqua e cibo, alcuni dei nostri partner temono che possano scoppiare episodi di violenze nelle aree più colpite", ha dichiarato l'ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari. "Il numero delle vittime potrebbe aggirarsi fra i 63.290 e 101.682, e ci sono ancora 220.000 persone disperse", ha aggiunto l'agenzia Onu sottolineando che "gravi problemi ambientali" mettono in pericolo la vita degli abitanti della zona.
Il governo militare al potere in Myanmar ha deciso di accettare gli aiuti offerti dalla comunità internazionale, ma continua a rifiutarsi di lasciare entrare le squadre di soccorso straniere necessarie per organizzare il trasporto dei materiali nella zona del delta.
"A meno che non ci sia presto una massiccia iniezione di aiuti ed esperti nelle zone più colpite, ci sarà una tragedia di proporzioni inimmaginabili", ha detto Greg Beck dell'International Rescue Committee.
AFFONDA NAVE CROCE ROSSA
Nella città di Labutta, dove l'80% delle case sono state distrutte, le autorità sono in grado di distribuire solo una tazza di riso al giorno ad ogni famiglia, secondo quanto ha detto a Reuters un funzionario della Commissione europea.
Intanto gli sforzi di prestare soccorso ai sopravvissuti sono stati ulteriormente indebolito dal naufragio di una nave della Croce Rossa, affondata con il suo carico di aiuti.
Si ipotizza che la nave si sia scontrata con un tronco d'albero che galleggiava nel delta.
L'incidente dimostra le enormi difficoltà logistiche che i soccorritori devono affrontare per raggiungere una zona in cui la maggior parte delle strade sono state cancellate dal ciclone e l'accesso dal mare è reso pericoloso dalla presenza nell'acqua di detriti di tutti i generi.
Il governo ha diramato gli ultimi dati ufficiali per quel che riguarda il bilancio delle vittime. Il numero dei morti ha toccato i 28.458, mentre i dispersi risultano essere 33.416, secondo quanto trasmesso dalla televisione di stato Myanmar Tv.
La maggior parte delle persone sono state uccise da un'onda alta circa 3,5 metri che ha colpito le coste del delta contemporaneamente al ciclone, che soffiava a 190 chilometri all'ora.
Secondo quanto riferito oggi dall'ong Oxfam, le vite di un milione e mezzo di persone colpite dal ciclone sono a rischio a causa della possibile esplosione di epidemie di malattie come la malaria e il colera, a meno che non si organizzi una mobilitazione simile a quella che si era verificata dopo lo tsunami del 2004.
"Nello tsunami di Santo Stefano morirono 250.000 persone in poche ore, ma poi riuscimmo ad evitare che ne morissero altre a causa di varie malattie, grazie alla mobilitazione internazionale e alla collaborazione dei governi dei paesi colpiti", ha detto il responsabile di Oxfam per il sudest asiatico, Sara Ireland, ai giornalisti in una conferenza a Bangkok. "Dobbiamo cercare di fare la stessa cosa a Myanmar".
Ciclone in Myanmar
Tragedia in Myanmar
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